Risveglio

Dopo più di 5 anni di oblio, torno di nuovo qui (e sull’altro blog, Metathymos), sperando di poterci restare di più, e di avere di più da dire, da raccontare, da recensire…

Recentemente si è chiusa una fase molto importante, intensa e “faticosa” della mia vita, ma soltanto ora comincio a rendermene conto e a prendere coscienza di avere maggiore libertà, anche per questo genere di cose.

Mi sento come se mi fossi risvegliato dopo un lungo sonno -tralascio le questioni sul fatto che sia stato, esso, ristoratore o debilitante o pieno di inquietudine- o forse come se fossi approdato ad una nuova riva, dopo un lungo viaggio a bordo di una zattera, in balia delle correnti e delle onde.
Che bello affondare, ogni tanto, i piedi nella sabbia, sdraiarsi al sole, non curarsi di barcamenare la propria vita ma gustarsi un po’ del suo svolgersi senza dover intervenire molto. Che bello avere ancora l’occasione di scrivere -cosa che in fondo amo fare, per quanto non mi importi che fine abbia o quanto venga considerata dagli altri- e di immaginare di poter, qui, riportare pensieri e impressioni, raccontare i luoghi dove camminerò o magari i concerti che ascolterò. Chi lo sa.

Mi ripeto, e me ne scuso, ma auguro buona lettura e ringrazio chiunque passerà da questa riva un po’ solitaria, ma splendidamente assolata di giorno e meravigliosamente valorizzata dalla luna e dalle stelle, la notte.

Blue Ocean Waves On The Beach Panoramic

Andrew

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Ascolto

Giacché gli episodi di vita si susseguono insegnando sempre qualcosa di piccolo o grande, ma di sicuramente utile, dopo aver parlato di comprensione, voglio parlare di ‘ascolto’.

Ma sarò meno ‘teorico’: quello che voglio fare non è un’analisi bacchettona e complessa, ma spiegare attraverso figure ed esempi personali cosa io sento, vedo e in cosa credo consista l’ascolto.

La cosa peggiore non è non ascoltare, ma non essere ascoltati. O meglio, non la peggiore, ma la più evidente e percepibile. Tutti sentiamo gravarne il peso, assurdamente. L’ascolto se c’è non ha peso, ma se manca diventa pesantissimo.

Non si può sempre ascoltare, né si può essere sempre ascoltati, né pertanto ascoltare ed essere sempre ascoltati al massimo delle capacità. Inutile ripescare i moventi, li ho già tentati di esporre nel post precedente sulla comprensione.

Eppure può essere così bello ascoltare. Ascoltare non è solo stare a sentire chi parla, o stare a sentire i rumori ed i suoni. Ascoltare significa assorbire, fare propri questi suoni, rumori, voci. E’ un scambio, è vero, non sempre positivo o fruttifero. Nessuno pretende che tu assorba tutto, nè (soprattutto) che tu debba scambiare con qualcosa di tuo ciò che ti viene dato. Per ‘orecchi’ sensibili, non sempre tutto è basato sulle parole, e non sempre (quasi mai) il ‘baratto’ è qualcosa di contemplato. E’ un rimbalzare continuo, come un battito del cuore, spesso così automatizzato che resta quasi inguardato.

Oggi, nelle piccole pause che prendo durante lo studio pomeridiano, che sia il thé bancha, uno spuntino, un attimo di relax per riposare le braccia onde evitare tensioni, ho ascoltato tantissime cose. Nessuna canzone, nessuna persona. Era il silenzio, se così si può dire. Il silenzio non è mai totale, e non è mai muto. C’è sempre un rumore, un fruscio, un qualcosa che ne impedisce la sua aderenza totale. Anche il nostro stesso respirare lo impedisce. Il nostro pensare, anche. Oggi in queste pause ho aperto lievemente la finestra che ora ho di fronte a me, ed ho ascoltato la pioggia battere sull’erba e sulla grondaia, creando un suono sordo e mai della medesima altezza. Ho ascoltato le rondini conversare, un’auto entrare (o uscire, non so, non la vedevo) dal box. Ho sentito il passo di chi scendeva le scale, l’interruttore della luce del vicino, qualcuno che apriva e chiudeva il rubinetto dell’acqua. Ho ascoltato il mio respirare e l’ho localizzato al centro del petto, in una zona fra lo sterno e l’ombelico. Era meraviglioso, questo pulsare, era come se avessi trovato l’origine della mia esistenza. Ho ascoltato il battito del cuore, qualche pensiero di troppo.

E’ bello ascoltare anche il respiro degli altri, ‘localizzarlo’ ed imitarlo, aiuta a mettersi in connessione, a trovare una dimensione reciproca. E’ bello ascoltare una musica lasciandosi totalmente vuoti per potersi fare trapassare totalmente, e come una rete filtrante, vedere ciò che ci rimane e ciò che se ne va per la sua strada. Ci sono musiche (ma non solo musiche a dire il vero) in grado di darci una spinta incredibile, di farci sentire in espansione, un po’ come i cerchi nell’acqua.

Non è semplice ascoltare, e tantomeno ascoltare le cose che non si dicono, ma si fanno. I gesti, le azioni, i comportamenti, i caratteri. Eppure ci direbbero tantissimo, ci aiuterebbero, arricchierebbero, anche ispirerebbero forse. Ci vuole empatia, ma ci vuole anche e soprattutto tempo e concentrazione, e sopra di tutto, volontà.

Io non posso valutare le persone in base a questo metro, nè posso sceglierle, ma posso sicuramente riconoscerle. Con esse si creano, si instaurano rapporti di ascolto e di ‘percezione’ che sono davvero meravigliosi. Ringraziando il cielo, nonostante le delusioni anche grandi che si possono (ed ho potuto) subire su questo frangente, ci sono quel piccolo numero di entità dalle quali veramente posso lasciarmi trapassare emozionalmente, verbalmente e mentalmente senza uscirne ferito, vuoto o.. pentito.