Il Castello di Sabbia

E si aggiunge dell’altro a ciò che avrei ed avrò da dirti.

Il discorso si fa lungo, imprevedibile, costretto.

Avevo messo il tuo sorriso più raro in uno scrigno di ferro, ma la malasorte l’ha fatto cadere dallo scaffale dove era riposto, ed ora si è aperto. Anzi, è andato in pezzi. La chiave che mi dondola al collo è inutile, quella serratura non chiuderà più nulla ora.

E’ tutto da rifare. Il sole di Agosto, la canzone negli auricolari, le immagini eteree e impalpabili ispirate. La carnagione dorata dall’estate, le cartoline inviate, i regali donati. Un tono di voce.

Inscatolerei me stesso, se ci fosse un involucro abbastanza grande nel quale chiudermi. Ma poi chi chiuderebbe quella serratura? Non c’è nessuno fuori.

Non volevo. Non volevo dovere ma devo forzatamente.

E pertanto questo lungo momento silenzioso e monocromatico si sussegue e si inoltra senza dare avvisi di conclusione o di mutamenti di colore. Né la pioggia snervante, né la voce degli altri, un abbraccio diverso ma comunque caldo, né il silenzio del sottoscritto cambia le cose.

Il lavoro fatto male lo vedono tutti, ma quello fatto bene non lo vede nessuno. E proprio per questo spesso ci inciampa rovinando tutto e annullando gli sforzi fatti per realizzarlo.

Avevo quasi affettato la mia esistenza per vivere emozioni diverse e non miscelarle tutte, ma lo spazio del mio foglio, di questa mia lettera è stato ridotto da uno strappo accidentale della carta, ed ora per memorizzare tutto devo per forza usare la testa. E la voce.

Aumentano i pensieri, alimentati da un dubbio sussurrato dalla distorsione della percezione.E gettano su questo fuoco debole cose che ero riuscito a non supporre ed ero riuscito a non farmi prendere, contagiare.

Non volevo, e non è colpa mia. Ma mi ritrovo a viverlo io soltanto, ora.

E non ho niente e nessuno col quale prendermela. E anche la vita pratica scema in situazioni scomode ed imbarazzanti. I progetti, sembrano annullati. I desideri, intimoriti e demoralizzati. I sogni, incubi furbescamente mascherati.

Sembra tutto così ingiusto. Cerco di non provare male per nulla e per nessuno, ma poi ciò che è più grande di me fa di peggio e mi getta in ginocchio. Non ho forza né criterio per fare qualcosa. Non so cosa penso, non so dove sono e perchè. Non so cosa scelgo, dove cammino, quello che dico.

Credo che ora, se ti vedessi passeggiare poco più avanti di me, temerei tantissimo di chiamare il tuo nome o di correrti incontro.

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